La fotografa della passione
«Ogni volta che si usano le parole “arte” o “artista” in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro.»
Parole dure, che svelano un carattere forte, incapace di compromessi. Parole di una delle più grandi fotografe italiane, una donna che ho avuto l’onore di conoscere nella mia lunghissima vita di filo. Parole di Assunta Adelaide Luigia Modotti, detta Tina.
Nata nell’agosto del 1896 in un piccolo borgo in provincia di Udine, Tina imparò i primi rudimenti della fotografia andando “a bottega” da uno zio. A soli 17 anni emigrò in America dove, nonostante l’umile professione sartoriale, iniziò a formarsi culturalmente frequentando teatri, mostre e circoli di poesia.
Nei primi anni Venti interpretò perfino alcuni film a Hollywood, ma per lei si trattò di un’esperienza commerciale e deludente: la sua vera passione era la fotografia, nella quale diventava man mano sempre più espressiva ed autonoma, fino ad ottenere proprie esposizioni e vivere di essa.
Durante un viaggio in Messico, Tina si innamorò di quella terra frustrata e piena di contraddizioni: là diventerà protagonista del clima politico post-rivoluzionario e da allora la sua vita non smetterà mai di essere costellata di avventure e attivismo.
Col passare degli anni Tina vivrà da cosmopolita tra Berlino e Mosca, Varsavia e Vienna, Parigi e Madrid, conoscendo artisti del calibro di Frida Kahlo, Robert Capa, Ernest Hemingway e Pablo Neruda. Un’artista italiana, impossibile da dimenticare.
(si ringrazia il Comitato Tina Modotti)
