I primi tessuti e l’abbigliamento “naturale”
Di questi tempi è un gran parlare di rispetto per la natura nella moda, anche se poche firme possono parlarne davvero con cognizione di causa. Se il desiderio è quello di vestire in modo più naturale, ora che quasi tutto è sintetico (dall’abbigliamento al cibo!), perché non dare un’occhiata al passato per capire come si comportavano i nostri avi?
Secoli fa certo non ci si vestiva di fibre sintetiche, ma di lino, cotone, lana e seta. Il lino, una fibra composta al 70% da cellulosa, era il materiale più utilizzato per i capi che andavo portati a diretto contatto con la pelle, grazie alla sua delicatezza e alla facilità nel lavarlo e asciugarlo: in lino erano realizzati calzoncini e camicione che gli uomini portavano come biancheria, ma anche chemise e cuffie delle signore.
Il cotone tra il Trecento e Quattrocento non era un materiale così diffuso in Occidente: veniva importato grezzo dall’Oriente e veniva impiegato perlopiù per imbottire specifici capi d’abbigliamento. La lana invece era riservata agli indumenti di livello più esterno e alle lunghe calze, portate sia dagli uomini che dalle donne.
La lana era uno dei materiali principi dei mercati e particolarmente apprezzata per la sua capacità isolante, oltre che per la possibilità di tingerla. Ma certamente il tessuto più costoso e più importato era la seta, materiale morbidissimo e raffinato, che poteva essere decorato anche con perle e fili d’oro, naturalmente ad appannaggio dei soli ceti più abbienti.
